Ho preso soldi dalla società: rischio la bancarotta?
È una delle domande più delicate che un imprenditore o un amministratore possa porsi.
Spesso nasce dopo anni.
Quando l’azienda è già in difficoltà.
Quando arrivano i primi problemi con i creditori.
Quando la banca riduce gli affidamenti.
Quando il commercialista parla di crisi.
Quando compare per la prima volta una parola che fa paura:
liquidazione giudiziale.
A quel punto molti iniziano a ripercorrere mentalmente la storia dell’impresa.
Ricordano bonifici effettuati dal conto aziendale.
Prelievi di contanti.
Pagamenti personali sostenuti con risorse della società.
Spese familiari.
Rate dell’automobile.
Mutui.
Vacanze.
Acquisti privati.
E nasce una preoccupazione molto concreta:
“Quei soldi che ho preso dalla società potrebbero crearmi problemi?”
La risposta non può mai essere automatica.
Ogni situazione deve essere analizzata nel dettaglio.
Tuttavia è importante comprendere come queste operazioni vengano valutate quando un’impresa entra in una situazione di insolvenza.
Un errore molto più frequente di quanto si immagini
Nelle piccole e medie imprese esiste una situazione estremamente comune.
L’imprenditore considera la società come una naturale estensione della propria vita personale.
Del resto è lui che ha creato l’azienda.
Lui che ha investito risorse.
Lui che ha lavorato per anni.
Così, poco alla volta, si crea una confusione tra patrimonio personale e patrimonio societario.
Si utilizza il conto aziendale per esigenze private.
Si effettua un bonifico per una spesa familiare.
Si paga una rata personale.
Si preleva denaro per esigenze domestiche.
All’inizio sembra tutto normale.
Molti fanno così.
Molti non percepiscono alcun rischio.
Il problema emerge quando la società entra in crisi.
La società non è il conto personale dell’amministratore
Questo è il primo concetto fondamentale.
Anche quando l’amministratore è socio unico.
Anche quando l’azienda è di piccole dimensioni.
Anche quando si tratta di una società familiare.
Il patrimonio sociale e il patrimonio personale rimangono distinti.
Le somme presenti sui conti societari appartengono alla società.
Non all’amministratore.
Non al socio.
Non alla famiglia.
Questa distinzione assume un’importanza enorme quando occorre ricostruire i movimenti patrimoniali effettuati negli anni precedenti una crisi.
“Ma erano soldi miei”
Questa è una delle obiezioni più frequenti.
Molti imprenditori sostengono:
- “L’azienda l’ho costruita io.”
- “Quei soldi li ho guadagnati io.”
- “Ho sempre reinvestito tutto.”
- “Ho lavorato senza stipendio.”
Sono considerazioni comprensibili.
Ma il problema giuridico va affrontato da una prospettiva diversa.
Quando le somme appartengono formalmente alla società, occorre sempre verificare:
- il titolo del pagamento;
- la giustificazione contabile;
- la documentazione esistente;
- la reale destinazione delle risorse.
È proprio qui che nascono molte contestazioni.
Quali operazioni vengono esaminate più spesso?
Quando viene aperta una procedura di liquidazione giudiziale, una delle attività più importanti consiste nell’analisi dei movimenti finanziari.
Tra le operazioni che attirano maggiormente l’attenzione troviamo:
- prelievi di contante;
- bonifici verso conti personali;
- pagamenti di spese private;
- trasferimenti verso familiari;
- utilizzo di carte aziendali per esigenze personali;
- acquisti non collegati all’attività d’impresa;
- movimentazioni prive di documentazione.
Naturalmente ogni situazione deve essere valutata nel proprio contesto.
Le piccole somme possono creare problemi?
Molti pensano che il rischio esista soltanto in presenza di importi molto elevati.
In realtà il tema non riguarda esclusivamente l’entità della somma.
Occorre considerare:
- la frequenza delle operazioni;
- la loro giustificazione;
- il momento in cui sono state effettuate;
- la situazione economica della società.
Una pluralità di operazioni apparentemente modeste può assumere rilievo diverso se analizzata nel suo complesso.
Il problema aumenta quando l’impresa è già in difficoltà
Esiste un aspetto particolarmente importante.
Molti prelievi vengono effettuati proprio durante le fasi di crisi.
L’azienda perde liquidità.
I debiti aumentano.
I fornitori attendono pagamenti.
Le banche chiedono rientri.
E contemporaneamente continuano a verificarsi uscite patrimoniali verso soggetti diversi dalla società.
È in queste circostanze che le operazioni vengono spesso esaminate con maggiore attenzione.
Le spese personali più frequenti
Nella pratica professionale si incontrano spesso situazioni come:
- acquisto di beni personali;
- pagamento di mutui privati;
- canoni di locazione familiari;
- spese scolastiche;
- viaggi;
- vacanze;
- utenze domestiche;
- manutenzioni di immobili privati.
Molti amministratori non conservano nemmeno la documentazione.
Sono convinti che non sarà mai necessaria.
Anni dopo, però, potrebbe diventare molto importante ricostruire ogni movimento.
Attenzione ai prelievi in contanti
Un’altra situazione molto frequente riguarda il contante.
Prelievi ripetuti.
Importi elevati.
Movimentazioni non documentate.
Il problema principale è rappresentato dalla difficoltà di dimostrare successivamente la destinazione delle somme.
Con il passare degli anni ricostruire questi movimenti diventa sempre più complesso.
Le difficoltà economiche non giustificano automaticamente tutto
Molti imprenditori agiscono in buona fede.
Sono convinti di poter utilizzare temporaneamente alcune risorse.
Pensano di restituirle successivamente.
Confidano nella ripresa dell’attività.
Il problema è che la crisi spesso peggiora.
Le somme non vengono reintegrate.
I debiti aumentano.
L’impresa entra in una situazione sempre più critica.
A quel punto operazioni considerate inizialmente marginali possono assumere un significato diverso.
“Restituirò tutto quando la situazione migliorerà”
È una frase molto comune.
Ed è spesso pronunciata in perfetta buona fede.
Tuttavia molte crisi si sviluppano proprio perché la situazione non migliora.
Passano mesi.
Passano anni.
La liquidità continua a diminuire.
I creditori aumentano.
Le difficoltà si aggravano.
Alla fine le somme non vengono restituite.
Ed emerge il problema.
Cosa succede quando viene aperta la liquidazione giudiziale?
Una volta aperta la procedura, viene ricostruita la storia economica dell’impresa.
Vengono analizzati:
- conti correnti;
- scritture contabili;
- bilanci;
- movimentazioni finanziarie;
- rapporti tra società e amministratori.
Molte operazioni effettuate anni prima possono tornare sotto osservazione.
Per questo motivo è fondamentale che ogni movimento trovi adeguata giustificazione e documentazione.
Le società familiari sono particolarmente esposte
Esiste una categoria di imprese che presenta frequentemente queste problematiche.
Le società familiari.
In questi contesti:
- i rapporti sono informali;
- le decisioni vengono prese rapidamente;
- la documentazione è spesso carente;
- patrimonio personale e societario tendono a sovrapporsi.
Quando arriva una crisi, questa impostazione può creare notevoli difficoltà.
I segnali che meritano attenzione
Può essere opportuno approfondire la situazione quando esistono:
- frequenti prelievi personali;
- utilizzo abituale del conto aziendale per spese private;
- assenza di documentazione;
- rapporti finanziari poco chiari tra soci e società;
- crisi economica in corso;
- esposizioni rilevanti verso creditori.
Molti imprenditori arrivano a porsi il problema soltanto quando la situazione è già molto avanzata.
L’errore più grave: aspettare una contestazione
Spesso si cerca di affrontare il problema soltanto quando emerge una procedura o una verifica.
È una strategia rischiosa.
Ricostruire movimenti effettuati molti anni prima può essere estremamente difficile.
Per questo motivo una valutazione preventiva può risultare molto utile.
Crisi d’impresa e responsabilità penale: perché il tempo conta
Quando l’impresa manifesta i primi segnali di difficoltà, molti imprenditori si concentrano esclusivamente sui debiti.
Trascurano però un aspetto fondamentale.
Le scelte compiute durante la crisi possono avere effetti che si manifestano soltanto successivamente.
Per questo motivo affrontare tempestivamente il problema può consentire una gestione più consapevole della situazione.
FAQ
Prelevare soldi dalla società è sempre illecito?
No. Occorre valutare il titolo dell’operazione, la documentazione esistente e il contesto complessivo.
Posso utilizzare il conto aziendale per spese personali?
Le operazioni tra amministratore e società devono essere correttamente documentate e giustificate.
I piccoli prelievi sono irrilevanti?
Non necessariamente. Anche operazioni di importo contenuto possono assumere rilevanza se frequenti o prive di adeguata giustificazione.
I prelievi effettuati anni fa possono essere esaminati?
Sì. Durante una procedura possono essere analizzate anche operazioni risalenti nel tempo.
Quando è opportuno approfondire la situazione?
Quando esistono movimentazioni personali rilevanti, difficoltà economiche o dubbi sulla corretta gestione dei rapporti patrimoniali tra amministratore e società.
Ho preso soldi dalla società: perché una verifica preventiva può essere importante
Molti amministratori si rivolgono a un professionista soltanto quando ricevono una contestazione.
Spesso è il momento peggiore.
Una valutazione preventiva può consentire di comprendere:
- la situazione documentale esistente;
- le operazioni effettuate;
- i possibili profili di criticità;
- gli strumenti eventualmente utilizzabili.
Molte problematiche possono essere affrontate in modo più efficace quando vengono analizzate tempestivamente.
Sovraindebitamento, crisi d’impresa e profili penali
Le situazioni di crisi economica richiedono frequentemente una valutazione che coinvolga sia gli aspetti patrimoniali sia quelli giuridici.
Presso lo Studio l’Avv. Sarah Berducci è esperta di procedure di sovraindebitamento e negli strumenti previsti dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, maturando esperienza anche quale Gestore della Crisi.
L’Avv. Silvia Lucarelli è esperta di diritto penale e si occupa dell’analisi delle possibili responsabilità che possono emergere durante la gestione della crisi, dell’insolvenza e dei rapporti patrimoniali tra amministratori e società.
Una valutazione preliminare della documentazione può consentire di comprendere quali strumenti siano eventualmente previsti dall’ordinamento e quali iniziative possano risultare opportune alla luce delle specifiche circostanze del caso.
Le informazioni contenute nel presente articolo hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non costituiscono consulenza legale. Ogni situazione presenta caratteristiche specifiche che richiedono una valutazione professionale basata sulla documentazione e sulle circostanze concrete del singolo caso.
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