Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 73 del 28 marzo 2025, il Governo italiano ha dato attuazione a un’importante riforma della disciplina della cittadinanza italiana, attraverso il Decreto Cittadinanza Italiana (entrato in vigore il 29 marzo 2025). Il provvedimento, inserito nel più ampio contesto del cosiddetto “Pacchetto cittadinanza” elaborato dal MAECI, introduce modifiche rilevanti in materia di trasmissione della cittadinanza iure sanguinis, ispirandosi ai criteri di selettività adottati in altri Paesi europei.
In questo approfondimento esamineremo:
- I contenuti principali del decreto;
- I riflessi giuridici e costituzionali;
- Le prime criticità emerse, anche alla luce della giurisprudenza della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale.
- Cosa prevede il nuovo decreto: le principali novità
➤ Limitazioni alla cittadinanza iure sanguinis
L’articolo 1 del decreto modifica il tradizionale principio dello iure sanguinis, che in Italia ha da sempre consentito la trasmissione della cittadinanza senza limiti generazionali. Ora:
- La cittadinanza è riconosciuta automaticamente solo fino alla seconda generazione per i nati all’estero (ovvero figli o nipoti diretti di cittadini italiani nati in Italia);
- I figli di cittadini italiani acquisiscono la cittadinanza automatica solo se nati in Italia, o se il genitore italiano ha risieduto in Italia per almeno 2 anni continuativi prima della nascita;
- Le nuove regole si applicano anche retroattivamente ai nati prima del 29 marzo 2025, purché in possesso di altra cittadinanza.
➤ Tutele per i cittadini già riconosciuti
L’articolo 3 del decreto fa salvi i diritti dei soggetti già riconosciuti cittadini italiani da parte di autorità giudiziarie, amministrative o consolari. Inoltre, le domande documentate e protocollate entro le 23:59 del 27 marzo 2025 saranno trattate secondo la normativa precedente.
➤ Regole probatorie nei contenziosi
L’articolo 4 esclude espressamente l’uso del giuramento e della testimonianza come mezzi di prova nei giudizi relativi alla cittadinanza e all’apolidia. La prova è ammessa solo in forma documentale, e l’onere probatorio è a carico del richiedente.
- La cornice costituzionale e giurisprudenziale: criticità e rilievi
Le nuove disposizioni sollevano numerose perplessità sotto il profilo della costituzionalità e della compatibilità con il diritto vigente.
✦ Valore dichiarativo del riconoscimento iure sanguinis
La Corte di Cassazione, a partire dalla nota sentenza n. 4466/2009, ha chiarito che il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis ha natura dichiarativa e non costitutiva: la cittadinanza esiste fin dalla nascita, in presenza dei requisiti, ed è semplicemente accertata dall’autorità competente. Modificare retroattivamente le condizioni per tale riconoscimento può risultare in violazione dell’art. 3 Cost. (principio di uguaglianza) e dell’art. 25, comma 2 Cost. (principio di irretroattività).
✦ Violazione del principio di legalità e legittimo affidamento
Chi ha presentato una domanda secondo la normativa vigente all’epoca, ed è in attesa di riconoscimento, ha maturato un diritto soggettivo all’istruttoria sulla base delle vecchie regole. L’eventuale rigetto fondato su norme sopravvenute compromette il principio del legittimo affidamento (Corte Cost., sent. n. 236/1976) e quello della certezza del diritto.
✦ Accesso alla prova: art. 24 Cost. e diritto alla difesa
L’esclusione della testimonianza e del giuramento come mezzi di prova contrasta con l’art. 24 Cost., che garantisce a tutti il diritto inviolabile alla difesa in ogni stato e grado del procedimento. In contesti in cui la documentazione anagrafica o ecclesiastica sia incompleta (archivi distrutti, Paesi in guerra, ecc.), l’impossibilità di ricorrere a testimonianze può rendere di fatto irraggiungibile l’accertamento dello status civitatis.
- Il DDL in Parlamento: verso una riforma strutturale
Parallelamente al decreto-legge, è stato trasmesso alle Camere un disegno di legge organico in materia di cittadinanza, che mira a un riordino complessivo della disciplina. Tra le misure previste:
- Obbligo per i discendenti nati all’estero di registrare l’atto di nascita entro i 25 anni;
- Introduzione del concetto di “desuetudine della cittadinanza”, con possibile revoca per chi non mantenga un legame concreto con l’Italia dopo 25 anni;
- Riconoscimento della trasmissione materna dal 1927, in recepimento della giurisprudenza costituzionale (Corte Cost., sent. n. 87/1975 e sent. n. 30/1983);
- Termine massimo di 48 mesi per la conclusione dei procedimenti amministrativi di riconoscimento della cittadinanza.
- Conclusione:
Il tentativo di razionalizzare l’accesso alla cittadinanza italiana, in un contesto europeo sempre più attento alla selettività e all’identità nazionale, è comprensibile. Tuttavia, le scelte normative devono rispettare i principi costituzionali, il diritto soggettivo dei discendenti a vedere riconosciuto uno status già esistente, e le garanzie minime del giusto processo.
Occorrerà monitorare con attenzione l’evoluzione parlamentare del disegno di legge, i futuri interventi della Corte Costituzionale, e l’eventuale contenzioso dinanzi ai giudici italiani e, potenzialmente, alla Corte europea dei diritti dell’uomo, in particolare in riferimento agli articoli 8 e 14 CEDU.
Come studio legale che da quasi venti anni si occupa di materia di immigrazione ed è presente nelle aule dei Tribunali di tutta Italia per vedere riconosciuto il diritto alla cittadinanza iure sanguinis, rimarremo accanto ai nostri clienti ed alle loro famiglie e siamo intenzionati a ricorrere fino alla Suprema Corte di Cassazione per vedere riconosciuti gli inviolabili diritti dei nostri assistiti.
Avv. Sarah Berducci
Fonti normative e giurisprudenziali citate
- Costituzione italiana, artt. 3, 22, 24, 25
- Legge n. 91/1992, art. 1 e ss.
- Cass. Civ., Sez. I, Sent. n. 4466/2009
- Cass. Civ., Sez. Un., Sent. n. 23391/2020
- Corte Cost., Sent. n. 87/1975, n. 30/1983, n. 236/1976
- CEDU, art. 8 (vita privata e familiare), art. 14 (divieto di discriminazione)
🧭 Domande frequenti sulla riforma della cittadinanza italiana (Decreto 2025)
“Molti cittadini italiani all’estero e discendenti di italiani si chiedono come cambia il riconoscimento della cittadinanza dopo il nuovo Decreto Cittadinanza Italiana 2025. In questa sezione rispondiamo alle domande più frequenti in modo chiaro e aggiornato.”
1️⃣ Cosa cambia con il nuovo Decreto Cittadinanza Italiana del 2025?
Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 73/2025 limita la trasmissione della cittadinanza italiana iure sanguinis ai discendenti entro la seconda generazione nati all’estero.
Introduce inoltre requisiti di residenza per il genitore italiano e nuove regole probatorie, escludendo testimonianze e giuramenti.
2️⃣ Le nuove regole sulla cittadinanza si applicano anche a chi ha già fatto domanda?
No, le domande presentate e protocollate entro il 27 marzo 2025 restano regolate dalla normativa precedente.
Chi ha già ottenuto il riconoscimento della cittadinanza non rischia la perdita dello status civitatis, poiché l’art. 3 del decreto tutela i diritti già acquisiti.
3️⃣ La riforma ha effetto retroattivo?
Sì, ma solo in parte.
Le nuove regole si applicano anche ai nati prima del 29 marzo 2025 solo se in possesso di un’altra cittadinanza.
Questa previsione è fortemente discussa, poiché può violare i principi costituzionali di uguaglianza e irretroattivitàdelle norme restrittive.
4️⃣ Se sono nipote di un cittadino italiano nato in Italia, posso ancora ottenere la cittadinanza?
Sì, se sei di seconda generazione (cioè nipote diretto di cittadino italiano nato in Italia), puoi ancora ottenere la cittadinanza iure sanguinis.
Le restrizioni colpiscono dalla terza generazione in poi, salvo specifiche eccezioni che potranno essere chiarite da futuri decreti attuativi o pronunce giurisprudenziali.
5️⃣ Cosa succede alle pratiche di cittadinanza già in corso presso i Comuni o i Consolati?
Le pratiche già protocollate prima del 28 marzo 2025 dovrebbero concludersi secondo la vecchia normativa (Legge 91/1992).
Tuttavia, se l’Amministrazione tenta di applicare retroattivamente il nuovo decreto, è possibile presentare ricorso al TAR per violazione del legittimo affidamento e dell’art. 25 Cost.
6️⃣ Posso ancora chiedere il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis se sono nato all’estero?
Sì, ma solo se:
-
sei figlio o nipote diretto di cittadino italiano nato in Italia, e
-
il tuo ascendente italiano ha risieduto in Italia per almeno due anni continuativi prima della tua nascita.
Chi rientra in generazioni successive potrà eventualmente presentare domanda secondo criteri di “legame effettivo” con l’Italia, previsti dal disegno di legge in discussione in Parlamento.
7️⃣ Come cambia la prova della discendenza (onere probatorio)?
Il decreto elimina la possibilità di provare la discendenza tramite testimonianze o giuramenti, consentendo solo prove documentali autentiche (atti di nascita, matrimonio, naturalizzazione, ecc.).
Questo può creare difficoltà nei casi in cui gli archivi siano incompleti o distrutti (es. America Latina, Europa dell’Est), e potrà essere oggetto di contenzioso per violazione del diritto alla difesa (art. 24 Cost.).
8️⃣ La riforma è conforme alla Costituzione?
Molti giuristi ritengono di no.
Le principali criticità riguardano:
-
la retroattività delle nuove regole (art. 25 Cost.);
-
la disparità di trattamento tra discendenti (art. 3 Cost.);
-
la limitazione dei mezzi di prova (art. 24 Cost.).
È probabile che la questione venga portata alla Corte Costituzionale e, in seguito, alla Corte europea dei diritti dell’uomo (artt. 8 e 14 CEDU).
9️⃣ Cosa prevede il futuro disegno di legge sulla cittadinanza?
Il DDL “Riforma della cittadinanza” introduce:
-
l’obbligo di registrare l’atto di nascita entro 25 anni;
-
la possibilità di revoca per desuetudine se manca un legame con l’Italia;
-
la trasmissione materna retroattiva dal 1927;
-
un termine massimo di 48 mesi per la conclusione delle pratiche.
Si tratta di un progetto più ampio, volto a riscrivere in modo organico la materia.
🔟 Cosa può fare chi rischia di perdere o vedersi negare la cittadinanza per effetto del nuovo decreto?
È consigliabile:
-
Verificare la data di protocollo della propria domanda;
-
Conservare tutta la documentazione utile;
-
In caso di rigetto o sospensione per effetto del decreto, presentare ricorso al TAR o alla Corte d’Appello;
-
Valutare con un legale esperto se ricorrere fino alla Corte di Cassazione o alla CEDU.
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